Sono caduta!
Sono riuscita ad atterrare sul naso. Un doloooooore!
Il setto nasale improvvisamente storto come se irrimediabilmente non potesse più tornare normale.
Sono rimasta un breve-lungo periodo stordita a terra con la sensazione di questo naso "girato" a sinistra.
Un bozzo sulla fronte, un ginocchio dolente, ed io lì che non sapevo più cosa fare.
Nel frattempo entravano in casa mio figlio e la sua ragazza ed anche loro hanno avuto un momento di vuoto per capire cosa stava succedendo: io non c'ero! Poi sdraiata per terra la mia sagoma. E subito la decisione di portarmi al pronto soccorso. Ma prima un bel sacco di ghiaccio sulla faccia.
Bè poi la solita trafila dei disgraziati di turno al reparto delle emergenze.
Nel frattempo il naso mi si sgonfiava un pò ed anche se mi sentivo che presto avrei avuto una faccia da panda, cominciavo a rendermi conto che probabilemnte il mio piccolo naso era stato fortunato. Se avessi avuto il naso di mia madre, aquilino, sarei stata sicuramente messa peggio!

Adesso è quasi tutto passato: radiografie, antitetanica, notte soporifera e via....
Sono qui con il naso come un pugile pestato di santa ragione ma nessuna frattura. Meglio di quello che avrei detto appena atterrata sul naso.
Mi sento unn pò ubriaca, ma .... tutto è bene quello che finisce "quasi" bene.

Ciao!
Nulla va bene, ma io stasera sono contenta. Mi sto pappando un pò di gelato al cacao e guai a chi mi guasta il rito del gelato!
Nulla va bene nel senso che ho preso un virus che mi ha infettato il pc e non riesco a venirne fuori. Spero, che per vie tortuose e marchingegni vari, di uscirne. Ho del lavoro da fare sul pc e purtroppo questo guaio mi rallenta tutto.
Comunque ho passato una settimana serena perchè sono stata molto occupata e ciò ha influito positivamente sul mio umore.
L'weekend si paventa lavorativo (al computer) e speriamo bene di non sudare troppe camicie!


Ho sempre più spesso la sensazione di vivere giornate eterne che durino pochi attimi. Nulla è uguale e tutto si assomiglia. La mia pigrizia però è superiore a qualsiasi immginazione e ogni giorno sposto in avanti la possibilità di condurre progetti che ho immaginato. Quando ci rifletto mi sento colpevole e anche inquieta perchè ho come l'idea di non poter riacciuffare tutto ciò.
Eppure potrei agire! Ma una forza oscura mi impedisce di avere lo spirito o l'energia giusti per essere concretamente attiva.
A volte cerco anche di crearmi dei trabochetti per costringermi ad agire, ma è più forte il "male oscuro" e quindi so solo pensare... e pensare.

Stasera mi sono ritrovata a riflettere sulla presenza/assenza di un uomo nella mia vita.
Ho come la sensazione che i"giochi" siano ormai fatti e che non sia possibile trovare un uomo che voglia dividere il suo tempo, la sua intelligenza, la sua fantasia e un pò del suo futuro con me.
Non so se sono veramente dispiaciuta o se, invece, sono proprio io che voglio così.
Non vorrei nascondermi dietro una falsa posizione come "la volpe e l'uva" ma di certo c'è da dire che gli uomini che io ho avuto li ho anche un pò sognati e che ormai, da molto tempo ormai, non ne sogno più.
Sono diventata scettica verso la possibilità di un incontro fortunato.
Ma non mi sento triste per questo. Penso solo che ho la vita un pò inaridita, ma che ho un sacco di libertà che non sono disposta a cedere per una persona qualsiasi. Se uomo dovesse esserci, deve essere solo speciale!

L'invidia è anzitutto un sentimento doloroso, che si impone spesso contro la propria volontà e del quale è difficile liberarsi attraverso riflessioni di tipo razionale. L'invidia comporta infatti sentimenti negativi, che sfiorano il rancore, l'odio, l'ostilità verso chi possiede qualcosa che l'invidioso non ha. L'invidia agisce allora come un meccanismo di difesa, come un tentativo di recuperare la fiducia e la stima di sé stessi, attraverso la svalutazione di chi ha di più: in termini di fortuna, di successi personali, di possibilità economiche ecc.
.....
Il sentimento dell'invidia è sempre stato condannato dalla società, tanto che essa è considerata, dal punto di vista morale, un 'vizio'. L'invidioso infatti ha il 'vizio' di svalutare le persone che percepisce come 'migliori' di sé e spesso non si limita al pensiero o alle fantasticherie di tipo aggressivo e distruttivo, ma cerca di danneggiare oggettivamente l'invidiato, ostacolandolo in ogni suo progetto o iniziativa. Egli infatti è 'colpevole', agli occhi dell'invidioso, per essere apprezzato e stimato dalla società più del dovuto, e comunque più di quello che l'invidioso desidererebbe, anche in confronto a sé stesso. La consapevolezza che il soggetto odiato a causa dell'invidia non nutra alcun sentimento negativo nei confronti dell'invidioso non migliora in quest'ultimo il rancore e l'ostilità provata. Quasi nessuno ammette di essere invidioso. Pochissime persone ne parlano apertamente, perché svelare questo sentimento è come rivelare al mondo la parte più meschina e vulnerabile di sé stessi, cosa che non fa piacere a nessuno, nemmeno a chi tende ad autodenigrarsi o a svalorizzarsi continuamente. Per questo motivo è più frequente osservare e analizzare l'invidia negli altri, piuttosto che nei propri pensieri e comportamenti.
Esistono poi due tipi di invidia : quella buona e quella cattiva. L'invidia buona rappresenta comunque un sentimento doloroso, lacerante, che si prova nel vedere qualcun altro riuscire dove e come noi vorremmo per noi stessi, ma in questo caso non si provano sentimenti negativi di odio e rancore per l'invidiato, non si cerca di ostacolarlo, o di togliergli ciò che possiede o ha ricevuto in premio. L'invidia 'buona' corrisponde all'emulazione: un desiderio profondo di arrivare allo stesso livello dell'altro, anziché abbandonarsi allo scoramento o alla maldicenza e alla denigrazione dell'altro più fortunato. L'invidia positiva è dunque uno stimolo, una motivazione verso l'automiglioramento: colmando le proprie lacune e valorizzando i propri punti di forza, si cerca di somigliare sempre di più al modello vincente rappresentato dall'altro. Nella cultura americana questi comportamenti di emulazione, di invidia positiva, sono perfettamente accettati e vi è anzi una incitazione esplicita ad identificarsi con il vincitore. Ciò non accade nelle culture latine, dove invece chi è più bravo o ha più fortuna non fa che umiliare gli altri, mettendo in evidenza l'altrui insufficienza, l'altrui sfortuna, generando malumori, complessi di inferiorità e desideri di rivalsa, anche con mezzi illeciti o illegali. L'invidia 'cattiva' è infatti quella che non prevede e non auspica null'altro che il male, la sfortuna e la definitiva sconfitta dell'odiato rivale.
Psicolinea agg. Agosto 2006
http://www.psicolinea.it/g_t/Invidia.htm


Ogni tanto internet e le sue varie colonie che si chiamano IOL, piuttosto che Facebook, oppure qua tra i commenti dei blog, riesco a trovare delle persone con le quali sento simpatia, sintonia e voglia di raccontare. Magari è una simpatia temporanea ma è uno "spettacolo" che fa crescere il cuore e la mente.
Si conoscono persone che credevo seppellite negli ideali dei miei 16anni, poi scompaiono per tornare alla loro vita. Un pò come i personaggi di un romanzo che collochiamo con l'immaginazione in luoghi che conosciamo per vederli recitare la trama che l'autore gli ha ordito.
Ciao gente!

Ho appena dovuto rinunciare ad un lavoro che mi era troppo difficile da svolgere. L'ho fatto così malvolentieri che mi sento quasi in colpa. Eppure ci sono di limiti in cui, a volte, anche con molta buon volontà... non si può.

Ho la fortuna, in questo periodo, di avere dei piccoli incarichi per lavori da eseguire al computer e sebbene pagati molto poco, mi consentono di sopravvivere. Quindi un ulteriore lavoro avrebbe significato comunque ossigeno e doverci rinunciare mi ha un pò depresso. Ma bisogna saper valutare i propri limiti e quindi prenderne atto.

E stasera cosa mi preparo?
Mi fa una fatica dover provvedere me stessa che quasi non mangerei. Poi mi assale una fame da
lupacchiotto e mangiucchio tutto quello che capita (carote, pomodorini, formaggio) e poi salto la cena.
Capita così che l'alimentazione, che comunque avviene, non sia la più sana ed equilibata.
E pensare che non mi comporto così se aspetto qualcuno, in genere mio figlio.
E tendo, invece, a preparare fin troppo. Tanto che poi ci sono degli avanzi che diventano la mia scorta per i giorni successivi nonchè il ripieno della pattumiera dopo un pò.
Insomma non ho il senso della misura.

E a proposito della carenza.... non ho neppure il senso dell'orientamento,
anche se non centra proprio niente.
Potrei trincerarmi dietro il silenzio facendo finta di non avere niente da dire, ma non è vero.
Solo che le mie idee, i miei pensieri sono talmente sempici nel loro elementare bisogno di esistere che a volte me ne vergogno un pò.
Che dire che ho bisogno di vedere il verde della natura che circonda la periferia della città?
Del rumore della risacca dell'onda?
Della luce che trafigge e si riflette sui tetti della città?

Eppure queste cose nel mio quotidiano non riesco a vederle come se fossi bendata.
Ieri per motivi che mi hanno portato lontano dal mio tran tran quotidiano ho avuto modo di frugare con gli occhi e i rendermi conto della vastità che mi circonda e della sensazione di libertà che tenevo sopita.
Adesso mi sento un pò frustrata pensando che domani devo nuovamente mettere la benda e vivere come possibile e con la prospettiva di un animale con le ali tarpate.

............
Alt! Ferma il mondo. Scendo: mi voglio prendere un attimo di tregua.
Sono molto stanca eppure non ho fatto niente di straordinario, anche se mi sono impegnata.
Il mio fisico sembra dirmi che ho fatto un lungo allenamento e che devo riposare. Ma allenamento di che?
E' successo e non me ne sono accorta?
Bè mi prendo un pezzetto di provolone piccante e un bicchiere di vino e.... chiss'è visto, s'è visto!
