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C’era una volta, nel grande paese di BigPharma, una piccola pillola bianca dal nome buffo: bupropione. Questa pillola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era sveglia come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina, e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.
Ma ecco che un bel giorno la buona fata vide la pillolina tutta sola e in lacrime, le si avvicinò e disse: “Pillolina bella, perchè piangi? Non voglio vederti triste, farò di te una grande pillola, ti trasformerò nella “pillola per smettere di fumare!” “Ma mi hanno detto che non servo a nulla…” “Non ti preoccupare, farò una delle mie magie e da domani tutti i grandi scienziati parleranno di te”.
Se leggiamo la storia del bupropione, la “pillola per smettere di fumare” vedremo che non è poi tanto distante da una favola.
BUPROPIONE CLORIDRATO era un antidepressivo atipico di II generazione approvato negli Stati Uniti nel 1989 con il nome Wellbutrin© ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti e quindi fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.
Ma ecco che, dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa nè come nè perchè.
Per magia, al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban©, Quomen©, Corzen©, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l’astinenza e senza sbattere le testa contro il muro.
Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E’ normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?
Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).
In alcuni paesi, come l’Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere). Ebbene, la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un’azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l’autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.
Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, come dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il “bugiardino” è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.
L’efficacia del bupropione sulla dipendenza da nicotina è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che, in parole povere, vuol dire che sul 70% dei soggetti è inefficace.
Sul “come funziona”, non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi dei quali chi smette di fumare può soffrire siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressiva. Chi smette di fumare può riuscirci anche perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla pura forza di volontà.
Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con appena la prescrizione del medico di base e non di uno specialista psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?
Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: “non è dimostrato“. A coloro che hanno fatto notare i danni del bupropione come pillola antifumo BigPharma ha aggiunto, con il solito cinismo, che: “i fumatori sarebbero morti lo stesso“, sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette.
Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare proprio male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire! Studi pagati e approvati dalla Glaxo, produttrice della molecola.
L’ennesima mutazione genetica pronta per l’uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi prima o poi sarebbero morti lo stesso.
di Lameduck (BLOG)





