Spesso cerco di non pensarci, ma nel momento stesso in cui mi dico di non pensarci ci penso. A cosa? Beh al fatto che sono sola non soltanto perchè mi sono isolata ma anche perchè i miei affetti, cioè coloro che ho amato.... mi hanno lasciata sola. Dalla madre, ai familiari a degli amici che credevo importanti. E ciò con tutte le giustificazioni che posso cercare, e trovare, e con tutte le responabilità che mi posso prendere, è comunque un elemento di sofferenza.
Perchè?
Cosa ho che non va?
Perchè non piaccio?
Perchè non sono amata/amabile?
Finiranno i miei giorni e non avrò avuto risposta a queste domande..... credo che ia destino.

Stasera mi sono ritrovata a riflettere sulla presenza/assenza di un uomo nella mia vita.
Ho come la sensazione che i"giochi" siano ormai fatti e che non sia possibile trovare un uomo che voglia dividere il suo tempo, la sua intelligenza, la sua fantasia e un pò del suo futuro con me.
Non so se sono veramente dispiaciuta o se, invece, sono proprio io che voglio così.
Non vorrei nascondermi dietro una falsa posizione come "la volpe e l'uva" ma di certo c'è da dire che gli uomini che io ho avuto li ho anche un pò sognati e che ormai, da molto tempo ormai, non ne sogno più.
Sono diventata scettica verso la possibilità di un incontro fortunato.
Ma non mi sento triste per questo. Penso solo che ho la vita un pò inaridita, ma che ho un sacco di libertà che non sono disposta a cedere per una persona qualsiasi. Se uomo dovesse esserci, deve essere solo speciale!

"In certi film americani, in ogni piccola città c'è una vecchietta che passa tutto il suo tempo a guardare dalla finestra. Ella osserva tutto ciò che accade nel vicinato. Quasi tutto quello che vede è di scarso interesse, ovviamente - solo gente che va e viene per strada. Ma qualcosa di interessante c'è - tipo una bella lite fra gli sposini al di là della strada. Quando qualcosa di interessante accade, la nostra vecchina da guardia va immediatamente a telefonare al giornale o alla polizia oppure ai vicini.
Il ciclo degli eventi assomiglia a questa vecchietta. Il ciclo degli eventi passa tutto il tempo a osservare gli eventi che vanno e vengono, e li vede tutti. Gran parte di essi sono privi di interesse, perciò quando li vede lui li ignora. Ma se vede qualcosa di interessante - un evento che lui sa essere interessante in quanto ad esso è stato collegato un gestore di eventi - allora il ciclo subito chiama a rapporto il gestore di eventi e gli notifica l'avvenimento".
estrapolato da: http://www.linuxdidattica.org/docs/altre_scuole/msm_p/txs_01.html#a-proposito-del-ciclo-degli-eventi
Io sono spesso a quella finestra, registro ed incamero eventi a me estranei sperando che possano in qualche modo essermi di aiuto, di interesse, di valore aggiunto pr la qualità della mia vita futura, prima o poi.
Ogni tanto però lo sconforto prende il sopravvento perchè ciò che accade e ciò di cui io faccio tesoro sono sempre insufficienti per risolvere il mio bisogno.
E questo, come nesso logico, mi fa pensare anche agli affetti. E ricordo me bambina, io ragazza e donna poi.. e in ogni caso, comunque, non ho mai ricevuto abbastanza di quell'affetto di cui sentivo il bisogno. Una specie di fame mai sufficientemente saziata.
E così la finestra e guardare il cortile, la strada, gli avvenimenti... sono una illusione continua per cercare di credere che qualche cosa forse può ancora succedere.

Può apparire esagerato, ma il mio gatto che in questi gionri non è in casa, mi ha lasciato un vuoto incredibile.
Anche solo guardare la tv senza di lui, mi sembra una cosa di una solitudine estrema. Noi, in genere ci mettevamo assieme accoccolati, lui alla mia sinistra a pancia all'aria ed io mezza sdraiata con il telecomando sulla destra.
Eppure è un esserino di sette chili che neanche parla. Ha un carattere schivo e non è disposto a collaborare quando voglio tagliargli le unghie... ma permea l'ambiente della sua vita.
Stasera torna e per me, adesso, c'è il conto alla rovescia per il tempo che ancora ci separa...