Spesso cerco di non pensarci, ma nel momento stesso in cui mi dico di non pensarci ci penso. A cosa? Beh al fatto che sono sola non soltanto perchè mi sono isolata ma anche perchè i miei affetti, cioè coloro che ho amato.... mi hanno lasciata sola. Dalla madre, ai familiari a degli amici che credevo importanti. E ciò con tutte le giustificazioni che posso cercare, e trovare, e con tutte le responabilità che mi posso prendere, è comunque un elemento di sofferenza.
Perchè?
Cosa ho che non va?
Perchè non piaccio?
Perchè non sono amata/amabile?
Finiranno i miei giorni e non avrò avuto risposta a queste domande..... credo che ia destino.

Stasera mi sono ritrovata a riflettere sulla presenza/assenza di un uomo nella mia vita.
Ho come la sensazione che i"giochi" siano ormai fatti e che non sia possibile trovare un uomo che voglia dividere il suo tempo, la sua intelligenza, la sua fantasia e un pò del suo futuro con me.
Non so se sono veramente dispiaciuta o se, invece, sono proprio io che voglio così.
Non vorrei nascondermi dietro una falsa posizione come "la volpe e l'uva" ma di certo c'è da dire che gli uomini che io ho avuto li ho anche un pò sognati e che ormai, da molto tempo ormai, non ne sogno più.
Sono diventata scettica verso la possibilità di un incontro fortunato.
Ma non mi sento triste per questo. Penso solo che ho la vita un pò inaridita, ma che ho un sacco di libertà che non sono disposta a cedere per una persona qualsiasi. Se uomo dovesse esserci, deve essere solo speciale!

In questi giorni, per motivi che di fatto hanno poca importanza, non ho preso alcune medicine che invece devo assolutamente non interrompere.
Oggi, determinata, ho rifornito l'armadietto dei medicinali e ho ricominciato a prendere ciò che devo.
Eppure sembra facile avere una cadenza per tutte le cose, ed invece, pare proprio che nella mia vita non ci sia mai una costante.
Dipende da molti fattori e non mi voglio togliere le responsabilità che mi competono, ma fondamentalmente la mia vita è tutta in salita, in modo, direi, irreversibile.
Tutto è così faticoso che anche prendere il pane, per averlo fresco, diventa un impegno gravoso.
Così, e ritorno all'argomento iniziale, per i medicinali.
Ma oggi ho dovuto risolvermi con rapidità, perchè nella mia testa si stavano producendo "stelline" e non riescivo a sentirmi al 100%. Malesseri vari da non capire bene cosa avessi: influenza? indigestione? fame?
Cose disparate e comunque poco precise.
Certo .... inquetudine!
Mio figlio mi ha prestato l'auto ed in un battibaleno ho provveduto il rifornimento e sono anche riuscita a fare un rapido raid al supermercato.
Mentre guidavo una certa sensazione di benessere, che non provavo da tempo, mi ha accompagnato.
Come diventa lieve la vita quando si può ricevere qualche facilitazione! Eppure si è trattato solo di poter sfruttare un'auto per circa mezz'ora, ma nella mia quotidianità questo prestito momentaneo, che per altri è la norma, mi è sembrato un lusso.
Così mi son messa a riflettere su quanto la vita sia diventata pesante per resposabilità di una solitudine un pò cercata, un pò forzata. E con un certo piacere (desiderio o illusione) ho pensato che forse sono ancora in tempo per trovare il modo di "inserirmi" in società. Qualcuno da incontrare e che mi possa far compagnia. Che possa aver bisogno di me. Che non mi ritenga stupida. Che mi faccia sentire importante.
Potrà essere possibilie?
Potrà la mia vita avere qualche sollievo? O devo come Atlante portare il mondo sulle spalle?

"In certi film americani, in ogni piccola città c'è una vecchietta che passa tutto il suo tempo a guardare dalla finestra. Ella osserva tutto ciò che accade nel vicinato. Quasi tutto quello che vede è di scarso interesse, ovviamente - solo gente che va e viene per strada. Ma qualcosa di interessante c'è - tipo una bella lite fra gli sposini al di là della strada. Quando qualcosa di interessante accade, la nostra vecchina da guardia va immediatamente a telefonare al giornale o alla polizia oppure ai vicini.
Il ciclo degli eventi assomiglia a questa vecchietta. Il ciclo degli eventi passa tutto il tempo a osservare gli eventi che vanno e vengono, e li vede tutti. Gran parte di essi sono privi di interesse, perciò quando li vede lui li ignora. Ma se vede qualcosa di interessante - un evento che lui sa essere interessante in quanto ad esso è stato collegato un gestore di eventi - allora il ciclo subito chiama a rapporto il gestore di eventi e gli notifica l'avvenimento".
estrapolato da: http://www.linuxdidattica.org/docs/altre_scuole/msm_p/txs_01.html#a-proposito-del-ciclo-degli-eventi
Io sono spesso a quella finestra, registro ed incamero eventi a me estranei sperando che possano in qualche modo essermi di aiuto, di interesse, di valore aggiunto pr la qualità della mia vita futura, prima o poi.
Ogni tanto però lo sconforto prende il sopravvento perchè ciò che accade e ciò di cui io faccio tesoro sono sempre insufficienti per risolvere il mio bisogno.
E questo, come nesso logico, mi fa pensare anche agli affetti. E ricordo me bambina, io ragazza e donna poi.. e in ogni caso, comunque, non ho mai ricevuto abbastanza di quell'affetto di cui sentivo il bisogno. Una specie di fame mai sufficientemente saziata.
E così la finestra e guardare il cortile, la strada, gli avvenimenti... sono una illusione continua per cercare di credere che qualche cosa forse può ancora succedere.


