Le terapie classiche conto la depressione non sono sempre efficaci e allora altre frontiere ci sono da sperimenare. Ultimamente mi affascina conoscere meglio ciò di cui parlano in questo sito:
http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/onde_elettromagnetiche_combattere_depressione_svizzera.aspx
Le onde elettromagnetiche.....
Mi piacerebbe conosere qualcuno che ha sperimentato questa "frontiera".....cercherò in giro.
Se qualcuno passa di qua... batta un colpo!
Imparare a vivere.....
E chi ce lo insegna?
Io non ho ancora imparato e sto perdendo le speranze di riuscire a capire qualcosa prima che sia troppo tardi.
Il mio corpo mi suggerisce, ogni giorno di più, che non ho più nè l'agilità nè la sicurezza di una volta. Cervicale, male ad un piede,le ginocchia che non promettono granchè.... insomma mi sento prossima alla rottamazione e non riesco a capacitarmi come mi sia passata la vita davanti e non l'abbia afferrata.
Mi pento. Sì, mi pento di non aver approfittato di ogni treno, aereo, elicottero passato vicino a me. Ma il fatto è che, concretamente, non mi sono mai accorta che ci fossero treni, ed altri mezzi di mobilità verso un altro mondo.
Ed adesso sono qui con tutte le mie perplessità e.... tutti gli acciacchi!


Una settimana è ruzzolata via ed io non me la sono sentita di scrivere banalità tanto per colmare un silenzio. Varie sono le riflessioni, ma relativamente sterili.
In queste circostanze, se mi lascio il tempo di valutare gli accadimenti, posso scivolare in una caduta verticale con velocità supersonica.
Troppo lontana, la mia vita, dal mio utopico ideale.
Non è che io abbia miraggi stile Paris Hilton, solo che forse mi è rimasto ancora qualche desiderio da soddisfare che, con lo stile di vita attuale, non riesco a raggiungere.
Succede sempre così?
Non credo. Vedo persone che non danno valore a ciò che hanno, per ciò che spendono e come lo spendono... Forse anche io sarò stata così, non so.... non mi pare. Anche, se per sincerità, non ho mai dato troppo valore al denaro. Il denaro è solo un mezzo... SOLO, si fa per dire, ma è un mezzo che non si può sottovalutare. Ad esempio, si dice che la salute è la cosa più importante, ed è sicramente vero ma, se non hai i soldi, è più difficile mantenerla.
Alla mia età comincio a vedere la differenza della "manutenzione" mancata: il nostro corpo è una macchina biologica ed ha bisogno delle sue attenzioni. I soldi aiutano.

Non so perchè ma mi sento quasi in forma..... se non mi guardo allo specchio!
In effetti la persona che abita in me non ha la sensazione di essere un clown multicolor. Ma, appunto, guardandomi allo specchio la prospettiva cambia.
Ho cominciato a pensare alle cose che non posso, o non devo fare come ad esempio non cercare di farmi fare dei nuovi documenti dove servirebbero delle foto. Oppure, considerare che è bene non presentarsi per un colloquio, per un posto di lavoro, in questa circostanza....
Comunque mi sto comportando in modo abbastanza spavaldo, nonostante il trauma, perchè esco di casa e non mi camuffo alla Greta Garbo, anche perchè sarebbe assolutamente ridicolo quanto inutile.
La cosa curiosa è che tutti credono che io sia caduta con gli occhiali. Invece gli occhiali me li ha fatti madre natura


Riflessioni spicciole sulla vita, sulla integrazione, sulla amicizia.
L'integrazione non è quella del naufrago o gommonauta che sbarca a Lampedusa ma quello di una persona come me che dopo tanto tempo, troppo tempo!, cerca di reinserirsi nella società che lavora, che consuma, che vive.
E mi trovo davanti un muro che non ha punti utili per aggrapparsi. Chiusura totale verso la debolezza (che è stata e che è), verso l'incapacità di inserirsi in "salotti" in cui la propria mancanza è passata inosservata ma che l'eventuale presenza avrebbe uno stridìo fastidioso.
L'unica e più decorosa via di fuga ( e di inserimento) è far finta che non sia successo nulla, che si parli delle difficoltà di qualcun altro, che non ci sia un reale bisogno. Perchè avere bisogno è una vergogna non personale ma a prescindere. Gli altri non vogliono saperlo che qualcuno può aver bisogno e ti chiedono gentilmente di non dirglielo. Se non lo fai, sei cortesemente allontanata.
Anche amicizie nate per simpatia in un momento di moto spontano, dopo un pò subiscono la chiusura per paura di essere coinvolte in avventure di sostegno.
E nessuno sta chiedendo niente se non quello di cercare di reintegrarsi.
Poi c'è l'aspetto personale e psicologico, la difficoltà reale di ri-cominciare a camminare.
La depressione mi ha rubato degli anni e mi ha lasciato addosso, invece, tutto il tempo passato con un peso aggiunto. Lo stare ferma sia col corpo che con la mente ha un costo elevatissimo e la sensazione è quella di non essere allineata, di non avere i piedi per terra... di essere in qualche modo fuori moda.
Sentirsi vintage, demodè questo è il risveglio da una lunga depressione.
Credo di esserne uscita ma il mondo lì fuori mi nega la possibilità di rientrarvi!

In questi giorni, per motivi che di fatto hanno poca importanza, non ho preso alcune medicine che invece devo assolutamente non interrompere.
Oggi, determinata, ho rifornito l'armadietto dei medicinali e ho ricominciato a prendere ciò che devo.
Eppure sembra facile avere una cadenza per tutte le cose, ed invece, pare proprio che nella mia vita non ci sia mai una costante.
Dipende da molti fattori e non mi voglio togliere le responsabilità che mi competono, ma fondamentalmente la mia vita è tutta in salita, in modo, direi, irreversibile.
Tutto è così faticoso che anche prendere il pane, per averlo fresco, diventa un impegno gravoso.
Così, e ritorno all'argomento iniziale, per i medicinali.
Ma oggi ho dovuto risolvermi con rapidità, perchè nella mia testa si stavano producendo "stelline" e non riescivo a sentirmi al 100%. Malesseri vari da non capire bene cosa avessi: influenza? indigestione? fame?
Cose disparate e comunque poco precise.
Certo .... inquetudine!
Mio figlio mi ha prestato l'auto ed in un battibaleno ho provveduto il rifornimento e sono anche riuscita a fare un rapido raid al supermercato.
Mentre guidavo una certa sensazione di benessere, che non provavo da tempo, mi ha accompagnato.
Come diventa lieve la vita quando si può ricevere qualche facilitazione! Eppure si è trattato solo di poter sfruttare un'auto per circa mezz'ora, ma nella mia quotidianità questo prestito momentaneo, che per altri è la norma, mi è sembrato un lusso.
Così mi son messa a riflettere su quanto la vita sia diventata pesante per resposabilità di una solitudine un pò cercata, un pò forzata. E con un certo piacere (desiderio o illusione) ho pensato che forse sono ancora in tempo per trovare il modo di "inserirmi" in società. Qualcuno da incontrare e che mi possa far compagnia. Che possa aver bisogno di me. Che non mi ritenga stupida. Che mi faccia sentire importante.
Potrà essere possibilie?
Potrà la mia vita avere qualche sollievo? O devo come Atlante portare il mondo sulle spalle?

Stanotte ho dormito con la cuccia del gatto appoggiata sul letto per spiare ogni suo movimento ed eventuali necessità.
Diciamo che.... non abbiamo dormito nessuno dei due.
Ho pensato tante cose. Ho cercato di farmene una ragione e cioè che sono cose che capitano e speravo che si risolvesse per il meglio, ma che se ciò non fosse stato, che soffrisse il meno possibile. Ed invece lo vedevo soffrire, vomitare, rigirarsi nella cuccia. E io impotente.
Poi ho cercato di immaginarmi la vita senza di lui che abita la mia giornata come un solo un bimbo piccolo può fare. Gioca con me, ci rincorriamo, mi graffia e morde le mani ma poi facciamo le "testate" assieme per fare le fusa.
Alla fine ho preso una decisone ed ho telefonato all'ospedale veterinario ed ho trovato una dottoressa con la quale ho preso accordi. Mi ha detto di portarlo il prima possibile. Non avendo l'auto ho dovuto aspettare che rientrasse un vicino di casa che poi gentilmente mi ha accompagnato.
Ora l'ho lasciato lì ricoverato, dopo che gli avevano svuotato la vescica che era di "pietra", ed anche se mi sento vuota e sento la sua mancaza, sono anche rassicurata. L'adrenalina che mi era entrata in circolo è scesa rapidamente e mi sento debole come avessi da poco spostato una montagna.
Ma forse per me era proprio una montagna da spostare la soluzione che dovevo trovare....
Il mio umore è in una fase di calma piatta con un orizzonte da bassa marea....
Non ci sono novità che mi aiutino ad inventarmi nuovi appigli
Assisto indifferente ai vari accadimenti e aspetto.... aspetto.
Unica eccezione di cronaca sono i fatti relativi alla vicenda Englaro che quando li ascolto mi coinvolgono molto.
Non sopporto le prese di posizione del nostro premier, non sopporto l'invasione della chiesa nel nostro privato e nella laicità dello stato, nelle leggi del nostro governo, dell'ingerenza a prescindere.
Vorrei fare silenzio perchè questa vicenda merita questo, ma la cronaca mi riporta continuamente al tema ed io sono semplicemente arrabbiata, esterefatta e e mi auguro che la famiglia Englaro ce la faccia in questa opera di resistenza.
Nel nostro Stato non esiste ancora una legge che dia valore ad un testamento biologico, ma mi auguro che la mia testimonianza in questo blog possa avere valore, per me, come attestato di volontà, nel senso che se ciò dovesse accadere a me lo dichiaro qua, per il mio futuro prossimo, NON VOGLIO ACCANIMENTI TERAPEUTICI e NO ALIMENTAZIONE FORZATA. Dirò di più, se avessi il cancro....non vorrei neppure la chemioterapia. Ed ho detto tutto, spero.

http://it.health.yahoo.net/c_special.asp?id=23985&c=17&s=1

Internet, impossibile farne a meno?
Forse passeranno le festività natalizie online, incapaci di staccare la spina, o meglio di “spegnere lo schermo”. Sono gli internet -dipendenti. Una “patologia” molto diffusa: sembra soffrirne tutta l'Europa, e non solo. Da un recente sondaggio, condotto su 5000 utenti, emergono dati che fanno rifletettere: per il 77 per cento degli intervistati è assolutamente vitale accedere tutti i giorni a Internet. Una percentuale più alta di chi considera indispensabile l’automobile o la lavatrice.
D’altra parte, lo stesso sondaggio registra che, nell'ultimo anno, l’81 per cento degli intervistati ha caricato foto digitali sul web, il 77 per cento ha guardato video su YouTube o siti simili, il 66 per cento ha scaricato musica e che ben il 76 per cento ha preso parte a giochi online. Insomma, Internet sembra essere il centro del tempo libero e dell'intrattenimento, al punto da essere considerato un servizio indispensabile.

Quale il percorso verso la rete-dipendenza?
Gli esperti hanno delineato un vero e proprio “percorso virtuale”, caratterizzato dallo sviluppo di livelli sempre maggiori di dipendenza, che conduce l’utente a divenire progressivamente un vero e proprio rete-dipendente.
In una fase iniziale, l’utente utilizza come primo livello l’e-mail. Segue un'ulteriore fase, caratterizzata da una navigazione tra i siti web fugace e distratta, da un’attenzione ossessiva alla posta elettronica e ai temi inerenti la rete. Successivamente si rilevano un incremento del tempo di permanenza in rete, sensazioni sgradevoli e idee ricorrenti sulla rete quando si è offline, partecipazione assidua alle chat e ai newsgroup, sessioni online notturne prolungate con deprivazione di sonno.
Il percorso virtuale culmina nella “dipendenza conclamata”, con un crescente senso di malessere, agitazione, bassa attivazione quando si è scollegati (condizione paragonabile all'astinenza) con forte danneggiamento delle sfere sociale, familiare, affettiva, scolastica e lavorativa.
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Perché proprio Internet?
Inizialmente Internet promette (e illude) di compensare e tamponare molte problematiche: un esempio è la possibilità di instaurare relazioni velocemente e senza coinvolgimento emotivo. La Rete, così ricca di opportunità di informarsi e di conoscere, riesce così a ingannare e imbrigliare.
Al di là delle diverse componenti che possono contribuire a originare i diversi casi di rete-dipendenza, la caratteristica costante che fa da sfondo ad ogni dipendenza da internet è la capacità della rete di rispondere a molti bisogni umani: infatti, annulla lo spazio e consente ciò che nella realtà non si può realizzare o che si può fare in molto tempo, viaggiando per ore ed interagendo più lentamente, spesso a due o in piccoli gruppi.
Le chat, invece, abbattono le frontiere e consentono di parlare con gruppi numerosi in "stanze" che la realtà difficilmente rende disponibili, consentendo spesso discorsi paralleli, solo virtualmente possibili. Inoltre, le community più stabili creano una sensazione di appartenenza, rispondendo ad un grande bisogno umano e consentendo di esercitare l'allenamento ai ruoli e alle interazioni senza la responsabilità di scelte e vincoli definitivi.
Nelle stanze virtuali inoltre si può sperimentare la propria identità in tutte le sue sfumature, cambiando l'età, la professione e perfino il sesso di appartenenza, ascoltando le reazioni degli altri e maturando delle convinzioni, attraverso il confronto con altre personalità più o meno reali.

Quali i rischi?
I rischi sono quelli legati ad ogni situazione che consenta di far emergere e di soddisfare i bisogni più profondi e inconsapevoli: si sperimentano parti di sé che potrebbero sfuggire al controllo, soprattutto quando si dispone di uno strumento di comunicazione che consente di rimanere uomini e donne senza volto, una condizione che potenzialmente può favorire la comparsa di comportamenti troppo disinibiti.
Per i più giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, il rischio è che l'abuso della rete per comunicare crei confusione nella distinzione tra reale e virtuale.
In considerazione di ciò è di fondamentale importanza che bambini e i ragazzi limitino il tempo trascorso su Internet e integrino le esperienze di comunicazione reale, al fine di evitare di sviluppare delle abilità emotive e sociali prevalentemente attraverso questo strumento tecnologico che, in questo caso, risulterebbero estremamente limitate o deformate rispetto a quelle poi richieste per adattarsi nella vita reale.
A cura di Stefania Mengoni
© Il Pensiero Scientifico Editore
